What remains, after the act
Ci sono storie che non iniziano.
Non esplodono.
Non si sviluppano.
Esistono solo dopo.
RELICS: The Last Cut nasce da questa idea: osservare ciò che resta quando l’atto è già avvenuto, quando la violenza si è consumata, quando non c’è più nulla da raccontare se non le conseguenze.
Non è una collezione di personaggi.
È una collezione di prove.
Non ritratti. Non figure. Evidenza.
Nel nostro laboratorio, ogni RELIC viene concepita come un oggetto autonomo, non come una rappresentazione narrativa tradizionale.
Non ci interessa l’origine del mito.
Non l’ascesa.
Non il momento iconico.
Ci interessa ciò che sopravvive dopo.
Un volto segnato.
Una testa recisa.
Una materia che smette di essere carne e diventa frammento.
Ogni opera è pensata come un reperto esposto, qualcosa che non chiede di essere spiegato ma osservato.
Il concetto del “Last Cut”
Il Last Cut non è solo l’ultimo colpo.
È l’istante in cui tutto è già deciso.
È il momento in cui l’azione si spegne e resta solo il risultato.
Un silenzio carico di tensione.
Un oggetto che porta con sé il peso di ciò che è accaduto.
In RELICS: The Last Cut non c’è movimento.
Non c’è spettacolo.
C’è presenza.
La spina dorsale: un segno ricorrente
Un elemento attraversa l’intera collezione:
un frammento di colonna vertebrale che emerge sotto la testa.
Non è un dettaglio anatomico.
È un segno concettuale.
La spina dorsale rappresenta il punto di rottura tra identità e reliquia.
Tra ciò che era vivo e ciò che ora è condannato a restare.
È l’ultimo collegamento tra il corpo e ciò che ne sopravvive.
Un supporto spezzato che continua, paradossalmente, a sostenere il peso della dannazione.
Oggetti, non icone
Ogni opera di RELICS: The Last Cut è:
– progettata come oggetto narrativo autonomo
– rifinita e dipinta a mano nel laboratorio The Frame Beyond
– pensata per evocare disagio, sospensione e presenza
Non celebriamo il personaggio.
Non lo glorifichiamo.
Ne conserviamo le conseguenze.
Una collezione unificata
RELICS: The Last Cut unisce ciò che in passato era separato:
la dannazione e il momento finale, l’atto e il resto, la ferita e la sua traccia.
Non come categorie diverse, ma come variazioni dello stesso concetto:
ciò che rimane.
Questo approccio ci permette di trattare ogni opera come parte di un’unica narrazione curatoriale, senza frammentare l’esperienza o forzare una lettura.
Perché RELICS esiste
RELICS non nasce per decorare.
Nasce per restare.
Ogni pezzo è pensato per occupare uno spazio con peso visivo e concettuale, come un oggetto che non può essere ignorato.
Non è una scultura.
È una testimonianza.
RELICS: The Last Cut
What remains, after the act.
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